Questa volta Bossi ha ragione, «non si acquista peso politico dicendo sempre si».
Prima Obama che convince Berlusconi ad usare gli aerei italiani per bombardare Gheddafi, poi Sarkozy che induce a più miti consigli il nostro premier sulla questione Parmalat ed immigrati, ce n'è abbastanza per dire anche che «siamo diventati una colonia».
Certo, adesso tutti gli diranno che è bravo e gli stringeranno la mano davanti a fotografi e cameraman di mezzo mondo, ma nella sostanza Berlusconi sembra si sia venduto, anzi, ci abbia svenduto per un piatto di lenticchie ed una pacca sulla spalla in mondo visione.
Che non fosse il più grande statista degli ultimi 150 anni lo avevamo già digerito da tempo, ma che cadesse così in basso svendendo il paese, la Costituzione e le idee, questo è decisamente troppo.
Puntare i piedi con i nostri alleati in questo caso ci avrebbe reso più credibili e più determinanti nelle scelte future, invece la politica-spettacolo, decisamente più nelle corde del Cavaliere da quanto abbiamo capito, ha preso il sopravvento svendendo idee e ragioni di una Nazione intera sull'altare degli ipocriti sorrisi e strette di mano da vendere in tivvu.
No, decisamente non è così che si acquista peso politico, sia in casa che sul piano internazionale.
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mercoledì 27 aprile 2011
sabato 19 marzo 2011
Europa, un gigante malato di 'nanismo politico'.
C'è alle nostre porte, giusto al di la del mare Mediterraneo, un intero popolo che con la forza della disperazione si sta ribellando alla dittatura di un leader che l'opprime da ben 41 anni e l'Europa assiste quasi immobile alla carneficina che si sta perpetrando oltre le proprie coste senza la capacità di fare niente.
Il motivo? Semplice, l'Europa politicamente non esiste.
Gigante mondiale come area economico commerciale, l'Europa si ritrova sempre più spesso ad essere un nano politico nel momento in cui è chiamata ad assumere decisioni importanti riguardanti l'area geopolitica di propria influenza, in quanto pervasa ancora da interessi nazionalistici che la inchiodano al ruolo di subalterna alle volontà dei singoli paesi, specie se di spessore come Francia, Germania, Inghilterra.
Un po' meno dell' Italia. Come al solito noi italiani contiamo sempre un tantinello meno rispetto agli altri, pur essendo ancora nel novero delle 8/10 maggiori potenze economiche mondiali.
Non che poi le decisioni non si prendano, ma i vari distinguo svuotano di forza gli accordi raggiunti. Interessi particolari, paure di ritorsioni commerciali o semplice disinteresse ai fatti portano la UE a prendere decisioni sofferte e non pienamente condivise.
Quello che sta succedendo in questi giorni con l'affaire Libia, dà la dimensione di quello che l'Europa potrebbe ma non è in grado di fare. Prendere una decisione unita e compatta da presentare al proprio interlocutore ed avere la forza di farla rispettare. Invece no, andiamo tutti in ordine sparso, senza una linea comune che darebbe forza e spessore politico all'Unione intera. E intanto in Libia si muore.
Non è dato bene di sapere chi ci sia dietro questa insurrezione di popolo sicuramente nata dietro la spinta emotiva data da altri paesi che sono riusciti a liberarsi dei propri oppressori, vedi Tunisia ed Egitto, certo è che agli insorti della pima ora si sono aggiunti altri spalleggiati da forze sconosciute, anche se intuibili, che comunque hanno pagato e stanno ancora pagando un tributo di sangue notevole per deporre il cinico dittatore libico. Mollare ora significherebbe subire per l'eternità il predominio della famiglia Gheddafi che già tanto male ha apportato al popolo libico ed al mondo intero. Un intervento esterno sarebbe più che auspicabile per fermare il massacro ordinato dal Colonnello che non ha pensato due volte a far bombardare il suo popolo pur di mantenere intatto il suo potere.
Tutto ruota intorno a grandi interessi economici ed in questo caso al petrolio libico che fa gola a molti, oppositori interni o potenze esterne che siano.
La Francia sta spingendo più di tutte per iniziare, con una no-fly zone, un intervento armato a protezione degli insorti avendo come recondito interesse a quanto pare quello di entrare nella Libia con la sua Total che al momento è quasi fuori da quel mercato. A seguire abbiamo l'Inghilterra che ha vasti interessi nell'area con le piattaforme della BP (British Petroleum) per l'estrazione dell'oro nero e che le sono costate l'onore della nazione, un po' come il baciamano del nostro Berlusconi, avendo la Gran Bretagna, per ingraziarsi il Colonnello, consegnato al leader libico uno dei due attentatori di Lockerbie che fecero una strage nei cieli e sul territorio inglese.
Ultima si accoda anche l'Italia, formalmente per provare a riscattarsi verso il popolo libico da un passato coloniale cercando di aiutarlo a liberasi dal dittatore che pure non più tardi di qualche mese fa abbiamo omaggiato sino all'inverosimile ospitandolo come un Dio in terra nella nostra capitale. Materialmente per gli stessi motivi delle due nazioni citate prima, infatti anche noi abbiamo diversi interessi economici da proteggere in quei territori.
La Germania ed altri paesi europei più o meno importanti si sono dissociati da queste posizioni interventiste rimettendosi comunque alle decisioni prese in ambito ONU in accordo con la Lega Araba per non urtare la suscettibilità di quei paesi che vedrebbero un intervento armato estero come l'ennesimo atto di prepotenza commesso ai danni di un paese sovrano.
Insomma, l'Europa tanto dacantata da alcune forze politiche nostrane non ha ancora la forza di decollare come vera unione politica e sociale, specchio di popoli che decidono coraggiosamente di mettere da parte una quota della propria sovranità nazionale a favore di un'entità sovrannazionale che potrebbe, se davvero unita e coesa, dire a gran voce la sua con benefici effetti per tutti.
Il cammino da fare è ancora lungo, spesso impervio e minato, speriamo solo di avere tutti il desiderio di affrontarlo senza cadere nel peccato di crederci autosufficienti ed in perenne concorrenza tra noi stessi.
Il motivo? Semplice, l'Europa politicamente non esiste.
Gigante mondiale come area economico commerciale, l'Europa si ritrova sempre più spesso ad essere un nano politico nel momento in cui è chiamata ad assumere decisioni importanti riguardanti l'area geopolitica di propria influenza, in quanto pervasa ancora da interessi nazionalistici che la inchiodano al ruolo di subalterna alle volontà dei singoli paesi, specie se di spessore come Francia, Germania, Inghilterra.
Un po' meno dell' Italia. Come al solito noi italiani contiamo sempre un tantinello meno rispetto agli altri, pur essendo ancora nel novero delle 8/10 maggiori potenze economiche mondiali.
Non che poi le decisioni non si prendano, ma i vari distinguo svuotano di forza gli accordi raggiunti. Interessi particolari, paure di ritorsioni commerciali o semplice disinteresse ai fatti portano la UE a prendere decisioni sofferte e non pienamente condivise.
Quello che sta succedendo in questi giorni con l'affaire Libia, dà la dimensione di quello che l'Europa potrebbe ma non è in grado di fare. Prendere una decisione unita e compatta da presentare al proprio interlocutore ed avere la forza di farla rispettare. Invece no, andiamo tutti in ordine sparso, senza una linea comune che darebbe forza e spessore politico all'Unione intera. E intanto in Libia si muore.
Non è dato bene di sapere chi ci sia dietro questa insurrezione di popolo sicuramente nata dietro la spinta emotiva data da altri paesi che sono riusciti a liberarsi dei propri oppressori, vedi Tunisia ed Egitto, certo è che agli insorti della pima ora si sono aggiunti altri spalleggiati da forze sconosciute, anche se intuibili, che comunque hanno pagato e stanno ancora pagando un tributo di sangue notevole per deporre il cinico dittatore libico. Mollare ora significherebbe subire per l'eternità il predominio della famiglia Gheddafi che già tanto male ha apportato al popolo libico ed al mondo intero. Un intervento esterno sarebbe più che auspicabile per fermare il massacro ordinato dal Colonnello che non ha pensato due volte a far bombardare il suo popolo pur di mantenere intatto il suo potere.
Tutto ruota intorno a grandi interessi economici ed in questo caso al petrolio libico che fa gola a molti, oppositori interni o potenze esterne che siano.
La Francia sta spingendo più di tutte per iniziare, con una no-fly zone, un intervento armato a protezione degli insorti avendo come recondito interesse a quanto pare quello di entrare nella Libia con la sua Total che al momento è quasi fuori da quel mercato. A seguire abbiamo l'Inghilterra che ha vasti interessi nell'area con le piattaforme della BP (British Petroleum) per l'estrazione dell'oro nero e che le sono costate l'onore della nazione, un po' come il baciamano del nostro Berlusconi, avendo la Gran Bretagna, per ingraziarsi il Colonnello, consegnato al leader libico uno dei due attentatori di Lockerbie che fecero una strage nei cieli e sul territorio inglese.
Ultima si accoda anche l'Italia, formalmente per provare a riscattarsi verso il popolo libico da un passato coloniale cercando di aiutarlo a liberasi dal dittatore che pure non più tardi di qualche mese fa abbiamo omaggiato sino all'inverosimile ospitandolo come un Dio in terra nella nostra capitale. Materialmente per gli stessi motivi delle due nazioni citate prima, infatti anche noi abbiamo diversi interessi economici da proteggere in quei territori.
La Germania ed altri paesi europei più o meno importanti si sono dissociati da queste posizioni interventiste rimettendosi comunque alle decisioni prese in ambito ONU in accordo con la Lega Araba per non urtare la suscettibilità di quei paesi che vedrebbero un intervento armato estero come l'ennesimo atto di prepotenza commesso ai danni di un paese sovrano.
Insomma, l'Europa tanto dacantata da alcune forze politiche nostrane non ha ancora la forza di decollare come vera unione politica e sociale, specchio di popoli che decidono coraggiosamente di mettere da parte una quota della propria sovranità nazionale a favore di un'entità sovrannazionale che potrebbe, se davvero unita e coesa, dire a gran voce la sua con benefici effetti per tutti.
Il cammino da fare è ancora lungo, spesso impervio e minato, speriamo solo di avere tutti il desiderio di affrontarlo senza cadere nel peccato di crederci autosufficienti ed in perenne concorrenza tra noi stessi.
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lunedì 21 febbraio 2011
L' Italia non può essere condannata per " l'amicizia " con la Libia.
La Libia è in fiamme, il governo retto dal colonnello Muammar Gheddafi ha deciso di usare il pugno di ferro contro la popolazione autorizzando anche raid aerei sulla folla inerme che protesta chiedendo la fine di questa dittatura militare che dura ormai da 41 anni. Un vero e proprio bagno di sangue si sta consumando sulle rive opposte del Mediterraneo senza che nessuno possa farci niente.
In casa nostra i benpensanti gridano allo scandalo per un governo “amico” del Colonnello che in queste ore non è capace di una minima reazione a favore del popolo libico. Come se fosse facile o che potesse bastare la parola di un Berlusconi per porre fine a simili violenze. Se davvero cosi fosse, definirlo “l’unto dal Signore” sarebbe il minimo, potrebbe addirittura aspirare ad essere considerato “Il Signore” stesso.
Non rendersi conto che certe decisioni, prese in preda a deliri di onnipotenza nello stretto rapporto con i gerarchi che lo sorreggono, non possono essere minimamente influenzabili da nessuna “amicizia” esterna è solo pura propaganda. Il gruppo dirigente libico sta lottando per la propria sopravvivenza, politica e soprattutto fisica, portando lo scontro alle estreme conseguenze.
Purtroppo nessuno può farci niente, un qualsiasi intervento esterno, anche militare, sarebbe intempestivo e rischierebbe di moltiplicare le vittime all’infinito.
La vera speranza è che non ci sia nessuno stato disposto a garantire un pensionamento dorato a questi uomini che si stanno dimostrando essere spietati e cinici criminali.
Noi non li abbiamo conosciuti così, e come noi credo nessun altro paese che fa affari con loro.
Condannare l’Italia per la sua recente amicizia stipulata con la Libia di Gheddafi è uno sporco gioco che fa solo gli interessi di alcuni stati che non vedono l’ora di strappare commesse e lavoro che gli italiani si sono accaparrati in quel paese dopo anni di diffidenze, umiliazioni ed incomprensioni per il nostro passato coloniale, oppure gli interessi di quella parte politica nostrana che tenta in tutti i modi di sbarazzarsi di un capo di governo che è diventato imbarazzante mostrare all’estero.
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